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Trasmettere al mondo per cambiare la realtà: Peppino Impastato - Aldo Moro

Ero ancora una bambina quando, aspettando in famiglia il TG della sera, munita di quaderno e penna per ricordare da grande i fatti accaduti nel passato, rimasi impressionata dal grave tono di voce del giornalista che informava i telespettatori sulla morte di Aldo Moro e Peppino Impastato, quest'ultimo - chissà perchè! - riaffiorato alla mia memoria molti anni più avanti.

Era il 9 maggio 1978, negli "anni oscuri dello Stato italiano", esattamente 33 anni fa. Aldo Moro e Peppino Impastato: due uomini che, lottando ciascuno a modo proprio secondo le personali possibilità, in contesti del tutto differenti ma legati da deleteria connivenza,sono andati incontro alla morte, vittime del potere e del sistema.

Aldo Moro, allora Presidente della D.C, sequestrato dalle Brigate Rosse e poi ritrovato senza vita nel baule di una Renault rossa; Peppino, nativo di Cinisi (Palermo), politico, attivista e conduttore radiofonico, cresciuto egli stesso in un ambiente mafioso (triste eredità), ma desideroso di cambiare il mondo, a cominciare dalla sua "rispettata" e "onorata" famiglia, che egli sentiva nel cuore come qualcosa d'ingombrante. Le sue parole di giustizia, di uguaglianza, di ribellione al sistema, di autentico "rispetto", di legalità facevano il "giro del mondo" attraverso la sua radio (infastidendo i signori locali ed i politici corrotti a Roma), con la lucida consapevolezza di aver intrapreso percorsi pericolosi, ma necessari, andando, con la propria morte, oltre quei cento passi che lo tenevano ancorato ad una realtà fatta di violenza, di soprusi, di ingiustizie, che aveva sempre voluto combattere dall'interno, perché ogni male si estirpa alla radice. Ma non fece in tempo a partecipare alla lista di Democrazia Proletaria delle elezioni comunali, chè fu dilaniato da una carica di tritolo sul percorso ferroviario Palermo-Trapani.

Se, però, in quel lontano 9 maggio la morte di Peppino passò quasi inosservata, "coperta" dalla più apparentemente importante notizia dell'omicidio di Aldo Moro e poi ipotizzata come "suicidio eclatante", nonché vissuta, attraverso le "finestre chiuse",come una sorta di vergogna dai suoi stessi compaesani, denudata del giusto valore da corrisponderle,oggi possiamo attestare l'esatto contrario, almeno per quanto concerne il nostro piccolo mondo isolano, con la speranza che ogni ricordo storico riportato alla luce non rimanga una cosa a sè stante e si proponga una finalità che non sia quella formale ed estetica, ma di contenuto significativo.

A dare il giusto e dovuto riconoscimento a Peppino, icona della lotta contro la mafia, la cerimonia svoltasi ieri mattina, proprio in concomitanza con il 33° anniversario della sua morte, nella ormai ex Via del Castello, ora diventata Via Peppino Impastato, attestata da una targa in marmo.

Fra i presenti, il dottor Franco Restivo, Presidente del Movimento Progressista di Pantelleria, il quale ha doverosamente tenuto un discorso in memoria di quel grande uomo che sembrava ormai dimenticato, seppellito dall'omertà della sua stessa famiglia e riportato invece in vita da tutti coloro che avvertono la necessità interiore della via della legalità. Sono poi intervenuti Angelo Campo, la professoressa Carmela Soldi ed il Sindaco Alberto Di Marzo; ma il contorno più fiducioso è rappresentato soprattutto dall'entusiasmante gruppo di studenti accompagnato dai professori Franco Pavia ed Adele Pineda: ragazzi ancora ingenui ed inconsci della malvagità del mondo e di un sistema di illegalità che essi stessi, su esempio di Peppino, oltre che sulla formazione etica ereditata dalla famiglia, dalla scuola e dalle altre istituzioni sociali,dovranno rifiutare e smantellare nel loro quotidiano percorso di vita, sostenuti dalla cultura della "non violenza", attraverso la pratica del dialogo, del confronto, della libertà di espressione.
Peppino ne sarebbe molto felice, perchè la sua anima non è morta. Egli vive nel cuore di tutti coloro che hanno compreso, e che comprenderanno che, sacrificare la propria esistenza ad una giusta causa, può dar vita ad un mondo davvero diverso.

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