Fin dai tempi antichi l'uomo ha sentito l'esigenza di solcare i mari sia per svolgere attività
di pesca e sussistenza sia come mezzo di trasporto sia per scoprire nuove terre e ricchezze.
Particolarmente in un mare chiuso come il mediterraneo la navigazione costiera (cabotaggio)
ha rivestito un ruolo importantissimo per lo sviluppo della cultura e dei commerci e di conseguenza
alla crescita di stati e imperi.
Le tecniche di costrizione delle imbarcazioni si sono via via adattate alle scoperte e alle invenzioni
delle varie epoche ma soprattutto sono state modellate e modificate a secondo di ciò
che la natura del luogo poteva offrire.
Barche fatte di canne sul nilo in egitto, canoe scavate in grandi tronchi tra le popolazioni
africane, piroghe a bilanciere ricavate da tronchi di palma tra i polinesiani e infine
imbarcazioni di pelle di foca e ossa di balena tra gli eschimesi denotano come i materiali
che la natura metteva a disposizione siano stati usati dall'ingegno dell'uomo navigatore per
costruire le imbarcazioni.
Prima della scoperta dei metalli, barche di assi a incastro tenute insieme da cime e cordami,
impermeabilizzate con resina di alberi, bitumi naturali e cera d'api solcarono i mari
del mondo allora conosciuto.
La costruzione di imbarcazioni poi fece un salto qualitativo quando con la scoperta dei metalli
e l'invenzione del chiodo si rivuluzionarono le tecniche navali.
Un ossatura in legno robusto fatta come uno scheletro e fasciata da tavole inchiodate
di legno leggero e flessibile furono le soluzioni che ancora oggi sono valide per costruire una imbarcazione.
Pantelleria essendo un isola dovette fin dai primordi fare i conti con il mare. Le barche
dovevano poter essere perciò sufficentemente grandi per trasportare merci e viveri
intorno all'isola ancora priva di strade, ma anche piccole e maneggevoli per potersi
riparare nei pochi ridossi naturali dell'isola.
Inoltre essendo l'isola piuttosto povera di legname e distante dalla terraferma,
costringeva a scegliere dei materiali da costruzioni che fossero facilmente reperibili sull'isola.
Un'altra esigenza irrinunciabile era cercare di realizzare delle imbarcazioni docili
alla conduzione e robuste per affrontare mari spesso inquieti e veloci per poter sfuggire a
tempeste improvvise.
Gli antichi maestri d'ascia panteschi, che avevano a loro volta navigato il mondo, presero
ad esempio un tipo di armo (imbarcazione) chiamata portoghese. Trasformandola ne fecero così
uno scafo affusolato e filante, studiarono una randa (vela) motata su un antenna
retta da un alberetto fisso. La munirono di scalmi per una coppia di remi per la voga e un timone
esterno rimovibile.usarono il legno di gelso per la chiglia e le ordinate e un pino leggero per il fasciame.
Era nata la
Lancia Pantesca.
La forma veniva ripetuta su diverse lunghezze che variavano tra i 4 e i 5 metri ma sempre l'eleganza
delle forme e la docilità in mare veniva rispettata.
Le Lance cominciarono a servire per il piccolo trasporto costiero e per sbarcare le merci
dai grandi motovelieri che ormeggiavano sull'isola per caricare la preziosa uva zibibbo.
Dalle contrade, verso le scese a mare, antichi e oggi dimenticati porti i raccoglitori di uva
passavano il loro prezioso frutto sulle Lance per arrivare sui grandi battelli.
Le Lance poi si spingevano al largo in battute di pesca agli sgombri e ai tonnetti,
alle acciughe e qui la velocità di ritorno in porto era di fondamentale importanza.
Chi primo arrivava vendeva più fresco il pescato in epoche dove non esitevano ne frigo ne
elettricità.
Ecco che la vela è diventata veramente importante. I più capaci si accorsero che
le vele tagliate in una certa maniera potevano far aumentare la velocità
della barca e così pure il modo di condurre la lancia e mille altre astuzie vennero scoperte.
amiamo pensare che così iniziarono le prime regate tra pescatori.
Sfruttare il vento, usare il vento al meglio come energia è il significato della regata.
Nacque così la tradizione che per le feste importanti dell'isola e soprattuto a San Pietro e Paolo
le barche dell'isola si sfidassero a vela. Si narra di famosi timonieri e marinai che con
prodezze e tecniche segrete rimasero imbattibili per anni e anni.
L'ultimo maestro d'Ascia che pantelleria ha avuto è stato
Francesco Valenza.
Chiamato e amato da tutti come chicco costruttore.
Ci ha lasciati 3 anni orsono, di lui però rimangono più di 15 splendide Lance che
in questi ultimi 15 anni si sono sfidate in decine e decine di regate.
Equipaggi isolani e stranieri si sono alternati e famosi timonieri hanno provato la gioia
di portare questi preziosi testimoni di un mondo che va scomparendo.
Fortunatamente la passione degli uomini riesce a superare il tempo e le Lance ancor oggi
navigano e si dan battaglia come cento e più anni fà.
Pensate che l'anno passato le abbiamo portate a La Spezia in Liguria per
fronteggiarsi in regate con altre barche tipiche di altri luoghi di altri maestri d'ascia
e marinai.
Quest anno andremo invece a marsala dove per i 150 anni di garivbaldi ci sarà
un gran raduno di vele da tutto il mondo. E in ogni dove, sull'isola come fuori,
chi vede passar a vela le Lance stupisce e rimane a bocca aperta
notando la grazia e l'eleganza che simili manufatti esprimono assecondando e accarezzando
le onde e il mare. Figlie del naturale ingegno ed esperienza dell'uomo suggerita dalla natura stessa.
Perciò quando la domenica in banchina vedete le Lance che si preparano alla vela,
avvicinatevi e guardate domandando tutte le vostre curiosità, saremo sempre disponibili
a spiagazioni in ogni momento e chissà magari un giorno anche voi potrete
cavalcare una favolosa
Lancia Pantesca.